Innanzitutto sarebbe ideale comprare o meglio autoprodurre in casa un detersivo naturale e biodegradabile. Se invece siete proprio affezionati al vostro detersivo chimico (e tossico) almeno provate a ridurre il suo impatto ambientale, e a ridurre il consumo di acqua, seguendo questi semplici consigli. 

Il metodo che considero più sbagliato in assoluto è quello di caricare la spugna di detersivo per ogni stoviglia, lavarla e sciacquarla sotto l’acqua corrente, che sgorga dall’inizio alla fine del lavaggio.

Il metodo che considero già più accettabile è quello di riempire il lavello di acqua e detersivo, in cui far ammollare le stoviglie, in modo da poterle lavare mantenendo il rubinetto chiuso e consumare meno acqua.

Il metodo che invece preferisco è quasi “a secco”. Consiste nel far sciogliere una noce di detersivo in una tazza d’acqua calda, che metto a fianco del lavello e la utilizzo per inzuppare la spugna di tanto in tanto durante il lavaggio. Oltre a questo è preferibile lavare dapprima tutte quante le stoviglie, posandole ancora insaponate nel secondo lavello, in cui si procede al risciacquo in un secondo momento, mantenendo bassa la pressione dell’acqua.  Se le pentole sono incrostate, prima di lavarle in questo modo è meglio lasciarle un po’ in ammollo. A questo scopo è utile conservare l’acqua calda di scolo della pasta, ricca di amido, che oltre ad ammorbidire le incrostazioni possiede anche un buon potere sgrassante. Per cui ricordatevi di mettere il tappo prima di scolare, e di immergerci le stoviglie una volta finito il pasto.

Un’altra cosa che sembra scontata ma non lo è: le stoviglie che non sono unte possono essere lavate con una semplice sciacquata. Ad esempio i robot da cucina con cui si frulla frutta e verdura, o le pentole in cui si cuoce a vapore.
Bisogna sempre avere a mente che l’acqua è una risorsa preziosa, rinnovabile ma NON infinita, soprattutto nel momento in cui la inquiniamo irreversibilmente con diabolici prodotti usati per la pulizia della casa e del corpo. Questa piccola attenzione nei confronti dell’ambiente non dovrebbe risultare un sacrificio tanto grosso, in quanto porta benefici anche al portafoglio , e alla vostra pelle se utilizzate un detersivo ecologico autoprodotto. 

Una possibile ricetta è quella a base di limoni, sale e aceto, che trovate spiegata nel dettaglio a questo link: http://biodetersivi.altervista.org/index_file/page0006.htm
 
 

In casa, per contenere i rifiuti, usare scatola o sacchetto dello stesso materiale di cui è composto il rifiuto:

* scatola o sacchetto di carta per buttare la carta

* bidoncino o sacchetto di plastica per buttare la plastica

* sacchetto biodegradabile e compostabile per l’umido (deve essere specificato)

Questo piccolo sforzo serve per evitare l’errore comune di buttare sacchetti di plastica nel bidoncino dell’organico o della carta. Se non si dispone dei sacchetti compostabili, è proprio diritto rifornirsi presso il comune. In caso contrario, svuotare direttamente gli scarti alimentari nel bidoncino dell’organico, trattenendo il sacchetto di plastica.

I rifiuti non devono mai essere particolarmente sporchi:

* Occorre dare una sciacquata veloce a plastiche alimentari, lattine o barattoli con resti di cibo.

* Carta e cartone unti vanno riposti nell’indifferenziata Es. i cartone della pizza

* Stessa cosa per i fazzoletti (usati e non, essendo molto resistenti alla biodegradazione)

Alcuni prodotti che definiamo di carta, in realtà non sono riciclabili e vanno nell’indifferenziata. Es:

* La carta oleosa usata nei reparti di gastronomia.

* Carta plastificata, come quella delle buste da lettera.

* Carta termica, come quella di scontrini e ricevute fiscali.

* Carta da forno.

Le riviste che arrivano per posta ma non interessano, prima di essere buttate nella carta, devono essere private della pellicola di cellophane.

Alcuni prodotti che ci sembrano fatti di plastica, in realtà non sono riciclabili e vanno nell’indifferenziata. Es:

* Le custodie dei CD

* I bicchieri di plastica (a meno che non sia specificato nella confezione che sono riciclabili - dipende dal polimero).

* Giocattoli e bambole

* Articoli di cartoleria

* Utensili da giardinaggio e da ferramenta

* Accendini e piccoli elettrodomestici

* Caricatori di apparecchi tecnologici

Inoltre bombolette spray di deodoranti, insetticidi, schiuma da barba, lacca ecc. vanno riposti in contenitori specifici.

Stessa cosa per farmaci e pile, i cui bidoncini sono in genere situati davanti ad ogni farmacia.

Anche i tappi delle bottiglie vanno raccolti a parte, essendo composti di una plastica differente. Spesso dietro la loro raccolta ci sono progetti sociali importanti per aiutare la comunità.

Le bottiglie di plastica non vanno pressate dall’alto verso il basso, ma appiattite, perché altrimenti non vengono riconosciute come tali dai macchinari, e finiscono per essere scartate.

Nel vetro è bene NON buttare:

* Sacchetti di plastica che lo contenevano

* Ceramiche

* Specchi

* Cristalli

Ci sono alcuni rifiuti che vanno sempre riposti nell’indifferenziata:

* Cotone, cotton-fioc, spugne, collant, mozziconi di sigarette, accendini, pennelli, scotch, giocattoli, articoli di cancelleria, penna a sfera, utensili da giardinaggio o di ferramenta, lampadine, grucce etc.

Ce ne sono altri che è importante conferire presso l’isola ecologica più vicina. Generalmente ne è presente una in ogni città:

* Rifiuti ingombranti come pentolame, elettrodomestici, materassi, mobili etc.

* Rifiuti chimici e tossici.


E altri ancora che vengono riciclati differentemente in base al comune: 

* TetraPack (scoprilo sul sito www.tiriciclo.it )

* Polistirolo (informati presso il tuo comune)

* Alluminio e vetro. In alcune città vanno nel bidone della plastica, mentre in altri richiedono uno smistamento. (informati presso il tuo comune)

Altri rifiuti invece non andrebbero considerati rifiuti:

* I tappi di sughero non andrebbero buttati. Il sughero è un materiale preziosissimo, che ha moltissime funzioni e può avere molte altre vite dopo quella del tappo. Se la cosa non ti interessa puoi mandarli a me, che li riciclo molto volentieri.

* Il cellulare (così come gli accessori) si può vendere, anche se a poco, al sito www.celluvale.it che riutilizza le parti interne ancora buone per ricreare nuovi cellulari, acquistabili sempre a poco attraverso il sito.


Oggetti inutili per te ma ancora funzionanti possono avere diverse destinazioni ecologiche:

* si possono mettere in vetrina nei siti di scambio come www.reoose.com dove verranno comprati in cambio di crediti, utilizzabili per comprare altri oggetti a voi utili.

* se sono indumenti si possono portare alla Caritas del proprio comune.

* se sono libri si possono vendere nelle librerie che accettano l’usato, o portare nelle biblioteche, oppure ancora esiste il bookcrossing, che consiste nel liberare i libri all’aria aperta, a disposizione di estranei che avranno la cura di liberarli di nuovo dopo averli letti (info al sito http://www.bookcrossing-italy.com/ ).


Infine tanti oggetti che appaiono rifiuti, in realtà si possono trasformare in altri, grazie a un pizzico di creatività. Cliccate su google il nome dell'oggetto che non volete buttare + "riciclo creativo" e al 90% troverete una soluzione che fa per voi! 


Daniela G.
 
 
Stamattina ho notato il sacchetto di carta ancora pieno di grappoli d'uva fragola che ho comprato venerdì scorso in una cascina biologica. Pur essendo deliziosa non riesco a mangiarne in grande quantità perché non riesco a ingoiare con facilità semini e bucce, e quindi dopo aver spiluccato 3 o 4 acini perdo la pazienza :) Così ho pensato di fare un bel succo, per evitare che andasse a male!

Stavo per montare la mini centrifuga del robot da cucina, che trattiene semi e polpa.. ma ero un po' restia al farlo, sia perché la polpa rimanente, mischiata ai semi, non sarebbe stata allettante da mangiare (ed era triste perderla) sia perché ho letto che la velocità della centrifuga rovina le molecole della frutta, portando quindi a una perdita delle peculiari vitamine e proprietà benefiche. Sarebbe stato proprio un peccato.
Cercando su internet un metodo alternativo alla centrifuga - e alla cottura - non ho trovato assolutamente nulla, però per caso leggendo la parola "passa-verdure" mi è venuta l'illuminazione! Mi ricordavo di averne visto uno sparso per la casa, appartenente alla nonna, ma era un'immagine molto vaga. Eppure l'ho trovato subito, nel primo stipetto che ho provato ad aprire! Ho sorriso (e saltellato) di gioia come una bambina che vince il suo peluche preferito al lunapark! 

Così mi sono cimentata, e piano piano, girando con dolcezza e pazienza, è uscito un succo color magenta profumatissimo e ricco di polpa. Non vi posso dire che era buono, perché non basterebbe! Un nettare delizioso, da gustare lentamente ad ogni sorso! Favoloso!

Ho dovuto filtrarlo con un colino perché qualche semino nel frattempo si era sminuzzato ed era colato nei buchetti del passa-verdure insieme al succo. Nel colino ho lasciato appositamente un pochetto di polpa, per poterla usare come maschera per il viso! Difatti ho scoperto che i polifenoli contenuti in generale nell'uva evitano la degradazione dell’elastina e del collagene, contribuendo a mantenere l’elasticità della pelle. Ora sto per l'appunto scrivendo con la faccia tutta impiastricciata di polpa, ma questa volta vi risparmio la foto! 

Sto prendendo piano piano l'abitudine, quando mangio la frutta, di metterne un pochino da parte per mani e viso, ricavandone succo o polpa, perché di qualunque frutto si tratti, sarà sicuramente antiossidante e ricco di vitamine, e non potrà che fare bene alla nostra pelle. Esistono tantissime ricette nel web per le maschere a base di frutta, e qualcuna l'ho anche postata nella sezione del sito "cosmesi naturale" ma ho deciso che d'ora in avanti andrò a fantasia, provando frutta di tutti i colori (senza però azzardare miscugli strani).

Per ultimo, ho pensato di non buttare neanche gli scarti dell'uva rimasti nel passino (semini e bucce), e di provare a bollirli per ricavare un acquerello color magenta! 
Vi farò sapere se l'esperimento avrà buon esito :) 
 
 
Non siamo più abituati ai suoni della natura. Mi trovo in mezzo a un campo, sono venuta a leggere all'ombra di una lunga fila di alberi. D’un tratto mi è sembrato di sentire il rumore di un ruscello, e invece era semplicemente un concertino delicato di foglie e rametti scossi debolmente dal vento. Chiudendo gli occhi, riuscivo persino a immaginare che fosse il rumore del fuoco che crepitava dolcemente in un camino. 

ODDIO! Proprio mentre sto scrivendo mi sono ritrovata un bruco pelosissimo camminare veloce nello spazio che c’è tra me e la borsa! Gli ho aperto bene il passaggio altrimenti mi sarebbe finito addosso, e ora si sta allontanando. Mi stupisco perché era davvero tanto che non vedevo più un bruco, difatti sono diminuite visibilmente anche le farfalle. A qualcuno farebbe schifo questo soffice animaletto, ma io lo trovo tanto dolce.

Mi sento così bene immersa nella natura, ho la sensazione di essere protetta e cullata. Poi però mi ricordo di quanto possa essere violenta, basti pensare ad una semplice tempesta. Cosa farei in quell’evenienza se vivessi di sola natura? Dove potrei ripararmi? Riuscirei a salvarmi? Probabilmente sì, se fossi abituata a vivere di sola natura, come tutti gli altri animali. Anche se bisogna tenere in conto il rischio di morte certamente più alto. Ma le scimmie come fanno, dove si riparano quando diluvia o grandina, o se c’è una bufera tanto violenta da piegare gli alberi? Forse nei luoghi tropicali dove vivono le scimmie sono piuttosto rari questi eventi atmosferici. Per gli insetti o gli animaletti del suolo invece ho l’impressione che sia più facile affrontarli, basta scavare in profondità e nascondersi sotto terra, o in qualche cavità rocciosa. Mi piacerebbe scoprire nei dettagli come vengono affrontati i cambiamenti meteorologici dagli altri animali.

Noi uomini siamo (o meglio saremmo) talmente vulnerabili e fragili di fronte alla natura, che non ho idea di come potremmo sopravvivere con le nostre semplici forze. Non abbiamo un’anatomia particolare che ci consenta di difenderci o di attaccare altri animali, non abbiamo artigli, né possenti mandibole o canini taglienti, non abbiamo un veleno da spruzzare in caso di pericolo o una casetta sulla schiena in cui raggomitolarci. Siamo nudi. Non abbiamo neanche un bel mantello che ci protegga dalle temperature invernali ma questa è un’altra storia, l’abbiamo perso durante il corso dell’evoluzione per un cambiamento nelle nostre abitudini. E’ assurdo non riuscire neanche a immaginare quale sarebbe la vera natura dell’uomo. Che se non fosse sceso dagli alberi poi..sarebbe ancora una scimmia fruttivora e insettivora. Ahh..che grosso errore è stato scendere! 

Mi piacerebbe riuscire ad ascoltare e comprendere il cielo, a prevedere i suoi cambi d’umore, per capire quand'è il momento di dirigersi al riparo. Mi manca proprio l’esperienza. Suppongo che non siamo neanche consapevoli di tutte le nostre capacità sensoriali che potrebbero svilupparsi solo a pieno contatto con la natura. Così come gli animali comunicano tra loro senza l’ausilio delle parole, allo stesso modo potremmo farlo noi. Penso ad esempio agli elefanti che si parlano a chilometri di distanza, per comunicare la sorgente di acqua più vicina, o un pericolo imminente, e si è scoperto che lo fanno ascoltando le vibrazioni della terra, da loro emesse attraverso le zampe.

NON CI POSSO CREDERE!! Mentre scrivevo ed ero assorta in questi pensieri, non mi sono accorta di un pastore e del suo gregge di pecore che è venuto a pascolare proprio qui davanti a me, a 20 passi di distanza, forse meno! Che incredibile sorpresa, mi ha fatto sorridere tantissimo! Questa intanto è la prova che non siamo più in grado di cogliere i più piccoli rumori o le presenze silenziose (o semplicemente non siamo abbastanza attenti per farlo). È tutto così buffo! C’è una pecora fortemente attratta dalla mia presenza, che non smette di fissarmi dritta negli occhi, facendo irritare il pastore perché è importante che mangi ora. Le ha messo davanti altre due pecore, così da limitarle la visuale, ma lei niente..alza il collo e mi guarda! Così il pastore è stato costretto a spingere tutto il gregge qualche passo più in là, ops! Dovrò andarmene? Chissà se è sua questa distesa di erba infinita su cui mi sono seduta! 

Sono così belle da vedere queste pecore color crema. Ce ne sono anche alcune marrone castagna, con il muso nero. C’è anche qualche capretta. Che carino, il pastore si è sdraiato a terra un momentino. Chissà se è un momento piacevole per lui accompagnare i suoi animali a mangiare.

Che ridere, mi sono vista un ragnetto minuscolo penzolare giù dalla mia frangia, e ora ho la sensazione di avere il viso cosparso di fili di ragnatela..probabilmente sono i miei capelli disordinati!
Contemporaneamente ho sentito muoversi qualcosa sotto a un piede, ed era un coleottero verde sgargiante! Appena mi sono accorta di lui (e lui si è accorto di me) si è messo a correre a tutta velocità, sembrava un topolino rincorso da un elefante (forse è il contrario, sono gli elefanti che scappano davanti ai topolini, va beh), ed è inciampato un paio di volte tra le foglie. Che buffo!

E la pecora è tornata a guardarmi incuriosita, che tenerezza mi fa!

Per fortuna mi porto sempre dietro carta e penna.. Sinceramente non pensavo ci sarebbero state tante cose di cui scrivere. Però avrei dovuto immaginarmelo.. la natura è sempre stata una grande fonte di ispirazione per me, persino in mezzo a un campo apparentemente desolato e privo di vita. Mi è tornato il sorriso che stamattina mi aveva abbandonato.

Ma ora mi chiedo, a questo pastore darò fastidio? E non è che se glielo chiedo (urlando per farmi sentire) spavento il gregge? Forse è meglio che mi allontano silenziosamente.. se il pastore mi guarda lo saluto con la mano.

Non mi ha guardato..cioè..si l’ha fatto ma di nascosto, si è voltato appena mi sono girata per guardarlo a mia volta. Peccato, mi avrebbero incuriosito due chiacchiere con questo signore. Chissà di cosa sono fatte le sue giornate e se è felice.

Il bello della scrittura è che permette di dipingere un’immagine usando le parole al posto dei colori. Avrei voluto fotografare questo gregge, così come tutte le altre piccole cose che mi hanno meravigliato. Purtroppo non ho la macchina fotografica dietro, ma non sono poi così dispiaciuta perché ho potuto scrivere.

Daniela G.
 

 
 
Leggiamo l’etichetta di uno shampoo a caso.

Acqua

Sodium Laureth Sulfate    

Acido citrico

Cocamidopropyl betaine    

Glicerina

Sodium chloride

Ammonium hydroxide

Propylene glcol   

CI 17200 / RED 33

CI 42090 / BLUE 1

Rubus fruticosus fruit extract

Sodium benzoate

Sodium hydroxide

Aceto

Polyquaternium 10  

Salicyclic Acid   

Limonene

Linalool   

Caramel

Cassia italic extract

Cassia italica leaf extract

Hexylene Glycol

Profumo

Ben 23 ingredienti, di cui ne conosciamo 4 o 5. Perché gli altri sono tutti prodotti di sintesi. Cosa vuol dire sintesi? Chimici, creati in laboratorio, non provenienti da sostanze naturali. Possono avere degli effetti nocivi sul corpo queste sostanze? Alcune sì. Non è vero che il mercato si prende cura di te, cerca solo di guadagnare tanto spendendo poco, e attira la tua attenzione con profumi deliziosi (sempre di sintesi) immagini e pubblicità accattivanti, promesse fasulle. E ci prendono nel sacco, con molta facilità.

Non vi dico il nome di questo shampoo, ma vi assicuro che lo conoscete tutti e lo considerate anche molto buono, un prodotto di cui ci si può fidare. La realtà è un’altra.

Alcuni ingredienti presenti nell’elenco sono soggetti a studi scientifici al fine di determinare la loro tossicità. Esistono ovviamente opinioni discordanti, in quanto il mercato sa difendersi bene. Per questo ci viene in aiuto il sito disinformazione.it che si impegna a far luce su argomenti scomodi. Questa volta dietro al mirino c'è un ingrediente molto comune nei detergenti industriali, il Sodium Lauryl Sulfate"leggenda metropolitana o pericolo sottovalutato?" 

“Il Sodium Lauryl Sulfate è un tensioattivo, cioè un sostanza chimica che ha la capacità di diminuire la tensione superficiale dell’acqua, ossia l’adesione della particelle di sporco e di grasso permettendone la rimozione con l’acqua corrente. Sarebbe come dire, i chimici perdonino il linguaggio, che aumenta il potere pulente dell’acqua. 
Fa parte anche degli schiumogeni, cioè facilita la produzione di schiuma - questo è lampante quando usiamo saponi e/o shampoo - anzi se siamo onesti dobbiamo ammettere che se un prodotto non fa schiuma pensiamo immediatamente che non lavi. A questo proposito è bene sottolineare che potere schiumogeno e irritabilità cutanea sono strettamente correlate; non solo ma un prodotto fortemente schiumogeno è sicuramente irritante per la pelle e gli occhi”.

Del potere irritante forse ce ne siamo accorti tutti, ma la situazione è ben più grave.
Infatti l’articolo cita studi importanti (specificando le fonti) che parlano di problemi vascolari, polmonari e complicanze su embrioni e/o feti, e in altri viene addirittura imputato al Sodium Lauryl Sulfate l’effetto di bloccare la sintesi del DNA.

Danni per ora non quantificabili, in quanto si riferiscono alla sostanza pura. Resta il fatto che come dice l’articolo siamo impregnati di sostanze chimiche la cui tossicità è spesso ignorata.

Io, nel dubbio, non prendo sotto gamba la possibile tossicità, e preferisco lavarmi i capelli in modo naturale.

Osservate gli animali..gatti, cani, struzzi, scimmie. Per caso il loro pelo vi sembra cosparso di grasso? No, eppure non si lavano mai con bagnoschiuma e shampoo. Gli esseri viventi, così come l’uomo, si sono evoluti su questa Terra quando ancora non venivano elaborate sostanze chimiche per scopi quotidiani, ciò vuol dire che se volessimo, potremmo tranquillamente vivere di quello che ci offre la natura, come fanno alcune tribù sopravvissute ad oggi senza problemi. L’unico vero problema per loro è l’uomo occidentale: la deforestazione e la colonizzazione.
Tornando ai nostri capelli..Il vero motivo per cui si sporcano tanto spesso è che vengono costantemente aggrediti da sostanze non naturali, contenenti negli shampoo, dalle quali il cuoio capelluto si difende secernendo sostanze sebacee. Conosco persone che si lavano i capelli ormai con sola acqua, perché il loro cuoio capelluto è tornato al normale equilibrio e non ha bisogno di essere “sgrassato”. Questo passaggio però non è immediato, il capello ha bisogno di disintossicarsi da certe sostanze prima di tornare in equilibrio. 
Quindi ci viene in aiuto il metodo no-poo (abbreviazione di no shampoo) che prevede il semplice utilizzo di acqua bicarbonato e aceto di mele. Nel web spopola la ricetta, semplicissima e personalizzabile.  Io la sto usando e mi trovo molto bene!

Vediamo come si fa:

Si può scegliere se mescolare acqua e bicarbonato in una tazza in modo da formare una pappetta morbida, oppure se diluire 2 o 3 cucchiai di bicarbonato in un vecchio flaconcino con tanta acqua in modo da renderlo diluito. In ogni caso, bisogna lavare solo la testa, fregando bene con i polpastrelli. Infatti le ciocche non hanno bisogno di essere lavate: dategli tregua e vi ringrazieranno, non avrete più nodi né doppie punte.  Dopodiché sciacquate molto bene continuando a frizionare, per non lasciare traccia del sale. 
Passando all’aceto di mele, il suo utilizzo risulta indispensabile per compensare la basicità del bicarbonato e riequilibrare quindi il pH, inoltre risulta dai tempi antichi essere un buon alleato dei capelli: li rende lucidi, morbidi e districati. Basta diluire una parte di aceto con altre due o tre parti di acqua. Questa soluzione va versata delicatamente sui capelli, in modo da distribuirla in maniera omogenea. Vi accorgerete subito al tatto del suo effetto benefico. A questo punto non serve sciacquare, dovete solo strizzare i capelli e tamponarli con un asciugamano. Non vi preoccupate dell’odore dell’aceto, evaporerà entro breve una volta asciutti. Volendo potete unire qualche goccia di vero olio essenziale, come quello di lavanda.

Vi consiglio di personalizzare le dosi sulla base della vostra esperienza e di usare aceto biologico. Io ho provato entrambi i metodi, e mi sono ritrovata meglio con il secondo perché  nel primo caso troppo bicarbonato faticavo a sciacquarlo, lasciando i capelli stopposi e pesanti. Il secondo invece mi ha dato molta più soddisfazione! Anche se ero scettica del risultato sono venuti pulitissimi e leggeri!

 
 
Quante volte ve l’avranno chiesto? Difatti la motivazione diffusa che spinge le persone ad una dieta vegetariana  è la pena che provano nei confronti degli animali uccisi, creature che vanno rispettate e che hanno il diritto di vivere, proprio come l’uomo. Seguendo questa linea di pensiero, allora è ovvio che appaia esagerato e senza senso non mangiare uova e latte, dato che la raccolta di questi prodotti non uccide l’animale.

La mia motivazione invece è diversa. Io ho deciso di non mangiare gli animali perché non voglio condannarli ad una vita di clausura, sofferenza, privazione e massacro, che predomina negli allevamenti intensivi. Allevamenti nei quali producono carne, ma anche latte e uova. Per questo sono vegana, e per altri motivi ambientali e salutistici.

Sempre più spesso mi imbatto in siti, forum, articoli di personaggi illustri che sostengono la dieta vegetariana sulla base delle motivazioni, a parer mio, sbagliate. Non sopporto i manifesti che attaccano i carnivori in quanto mangiano qualcosa che prima aveva un cuore e respirava come noi.  
Così come non sopporto chi critica i vegani che uccidono le zanzare. Approvo la sensibilità, ma non l’ignoranza. Alla base di questi ragionamenti difatti c’è una grossa lacuna scientifica, ossia l’importanza della catena alimentare, che sta alla base della nostra esistenza. Così come si accusa un uomo che mangia una vacca, si dovrebbe accusare il leone che mangia la gazzella, e il ragno che mangia la mosca. La vita sulla Terra è bella e funziona proprio perché gli animali si mangiano a vicenda. Provate a immaginare un sistema in cui tutti gli animali mangino solo i vegetali. Innanzitutto questi non avrebbero neanche il tempo di riprodursi, perché attaccati da troppe specie, inoltre lo sviluppo demografico delle popolazioni non  verrebbe controllato da nessuno, in quanto i vegetali tendenzialmente non predano gli animali, e quindi ci sarebbe una condizione di sovrappopolazione impossibile da gestire e sostenere in un unico pianeta. L’equilibrio tra preda e predatore è perfetto in ogni ecosistema, tale da rendere possibile la coesistenza di più specie nello stesso habitat.

Mangiare animali sarebbe cosa buona e giusta, se non fosse che l’uomo - essendosi sottratto dal sistema naturale - si è protetto da qualsiasi rischio di essere predato e si è diffuso in maniera spropositata sul pianeta, portando all’estinzione molte specie, e sfruttandone tante altre, senza  pietà. Questo non è assolutamente giusto. Siamo noi gli unici a meritarci un’estinzione di massa. Gli unici che non hanno capito che la Terra non va conquistata e distrutta, ma va vissuta in equilibrio con le altre specie.  Va bene tenersi una mucca in campagna, farla figliare, mangiarla prima che invecchi troppo. Ma non va bene separare gli agnelli dalla mamma, ucciderli da giovani per la loro carne tenera, costringere piccoli e adulti in recinti in cui non è possibile muoversi, in cui esiste solo luce artificiale che non rispetta l’alternarsi naturale del giorno e della notte, in cui vengono nutriti con mangimi addizionati di antibiotici e chissà quali altre schifezze, in cui vengono attaccate delle pompe alle mammelle per succhiare il latte, così irritanti da causare spesso delle mastiti dolorosissime, etc. Trattamenti simili vengono propinati alle galline, per la produzione delle uova. Stanno ammassate in gabbia dove non è possibile passeggiare, raccogliere il vermetto sotto terra, appollaiarsi al sole; sono costrette una sull’altra, su dei piani spesso obliqui per fare scivolare le uova e gli viene tagliato il becco per evitare il cannibalismo piuttosto comune in simili situazioni di stress. 

Tutto ciò che sta dietro alla produzione intensiva di carne, uova e latticini è abominevole! E diventare vegetariani non serve assolutamente a nulla se si alimenta il mercato degli altri prodotti - sempre animali- per sopperire alla mancanza della carne.




 
 
Paragonando l'età della Terra (4,6 miliardi di anni) a una scala di 46 anni, noi siamo comparsi nelle ultime 4 ore, e la nostra rivoluzione industriale è avvenuta 1 minuto fa. In questo minuto abbiamo distrutto più del 50% delle foreste del mondo.

A me basta questa informazione per convincermi che devo cambiare radicalmente abitudini. Senza parlare di tutti gli altri gravi danni come il surriscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai, l’inquinamento del mare, dell’aria e del suolo, la drastica diminuzione delle specie animali o peggio la loro estinzione, l’invasione da parte dei nostri rifiuti etc.

Io tutto questo non lo riesco a ignorare, e non perché ho paura di morire prima del previsto, ma perché mi sento responsabile anche io di tanta distruzione, e perché amo il mio pianeta e tutte le specie che da miliardi di anni ne fanno parte, vivendo tra loro un equilibrio perfetto. Finché un giorno arriva l’uomo a spezzare l’armonia.

Molti sono sensibili all’argomento ma pensano di non poter cambiare le cose, perché si tratta di meccanismi troppo grandi, di certo non alla portata del singolo individuo. Ma pensiamo a quante cose impossibili per il singolo, vengono invece rese possibili dalla forza del gruppo: alzare una macchina con la sola forza delle braccia, bloccare il traffico durante le manifestazioni, suonare le quattro stagioni di Vivaldi. Sono esempi stupidi, ma credo facciano riflettere.

Allo stesso modo i piccoli grandi gesti di ognuno di noi sono importantissimi e possono essere davvero significativi per ridurre la nostra impronta ecologica. Io sto cercando di mantenere una vita il più possibile Eco Friendly. Può sembrare un sacrificio, invece io lo considero un piacere.

Dunque, in cosa consiste una vita Eco Friendly? Consiste nel chiedersi sempre che conseguenze possa avere ogni singola nostra azione sull’ambiente, nel fare delle scelte coscienziose e nel cambiare qualche abitudine. Per esempio “è proprio necessario stasera usare piatti e posate usa e getta per poi doverle gettare nell’indifferenziata?”. Può sembrare una scocciatura dover usare quelli in ceramica che dovranno essere lavati, soprattutto quando si è in tanti a mangiare, ma allora vengono in nostro aiuto i piatti biodegradabili, composti da materia vegetale. L’unica differenza sarà spendere qualche centesimo in più. E qui viene il problema. Anche secondo un piccolo sondaggio creato nella mia pagina facebook dove chiedevo “Quando fate la spesa a cosa date la priorità per scegliere un prodotto?” tra le opzioni più cliccate compare “basso costo”.  Io non ho le tasche bucate, ma mi sento in dovere verso l’ambiente di porgere queste piccole attenzioni, anche perché presto o tardi la noncuranza potrebbe costarci ben più di qualche centesimo. Per lo stesso motivo scelgo carta riciclata (anche per quella igienica), di notte spengo lo standby degli elettrodomestici, raccolgo in un secchio l’acqua che uso per lavare la verdura e la riutilizzo per bagnare il giardino, spengo sempre le luci, non faccio lavatrici a una temperatura maggiore di 60°, baratto o riciclo in maniera creativa ciò che non mi serve invece di buttarlo. La lista delle azioni eco-friendly in realtà sarebbe molto lunga, non voglio propinarvela tutta, però vi assicuro che non è niente di troppo impegnativo e che se tra 6 miliardi di persone, anche solo la metà iniziasse ad attuarle, farebbe davvero la differenza.

Concludo citando una frase di Mahatma Gandhi che mi è stata molto d’aiuto in un periodo in cui credevo che i miei sforzi fossero del tutto inutili: Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificantema è molto importante che tu la faccia”.

Daniela Ghiotto

 
 
Mi chiamo Daniela, possiedo un diploma artistico e una laurea in Scienze Naturali e credo che questa sia una delle mie professioni preferite! Mi piace stare insieme ai bambini e giocare con loro, e ho in mente tante attività ludiche molto semplici, naturali ed eco-sostenibili per intrattenerli, come ad esempio il riciclo dei rifiuti buoni (puliti e non taglienti) in giochi divertenti; la lavorazione del pongo fatto in casa (assolutamente commestibile nel caso di ingestione accidentale); la visione di documentari naturalistici; passeggiate “didattiche” nei parchi; lezioni di avvio al disegno, alla fotografia e alla musica (pianoforte e chitarra) e tanto altro. Il tutto non solo per tenere loro compagnia durante le ore necessarie, ma anche per aiutarli ad avvicinarsi alla natura, insegnare loro il rispetto per l’ambiente attraverso il divertimento e l’arte. Sarei disponibile da luglio in poi, senza preferenze di giorni, orari o età dei bambini. Lavoro presso Buttigliera d'Asti. Contattatemi a questo numero: 3408981500 o scrivetemi una mail: danielie87@yahoo.it


 
 
La giornata passata è stata molto divertente. L'entusiasmo è arrivato a cascata dopo l'arrivo dei cuscini naturali alla pula di farro di cui ho parlato nel post precedente. Ridevo e saltellavo di gioia, sia per i benefici di cui dovrebbe trarne l'organismo durante il riposo, sia per la buona azione ecologica, essendo completamente naturali e biodegradabili. Non ho smesso di saltellare per tutto il giorno, passando da un'attività all'altra. Mi sono dipinta delle finte infradito ai piedi, e ho deciso di camminare scalza intorno alla casa e sperimentare le più svariate superfici da calpestare, ascoltando con attenzione le sensazioni trasmesse dal suolo. E' stata un'esperienza esaltante. Concentrandomi su quello che stavo facendo, riuscivo a non provare fastidio nel camminare a piedi nudi sulla ghiaia o su dei cocci di mattonelle. Suppongo che tutto dipenda dalla nostra predisposizione sensoriale. Ed è così anche con le persone: quando ti ostini a credere che qualcuno non ti sta simpatico per niente, allora ogni suo gesto ti appare irritante, e viceversa quando sei innamorato riesci ad apprezzare ogni difetto della persona amata. Allo stesso modo se ci diamo il tempo di appoggiare lentamente e delicatamente il tallone e poi la pianta al suolo, e sentire gradatamente che effetto faccia aumentare la pressione con il peso del corpo, molto probabilmente si diffonderà una sensazione piacevole sino all'ombelico. Quando invece non siamo pronti - per abitudine a non sentire con i piedi - anche solo toccare l'asfalto tiepido può sembrare fastidioso. Si tratta appunto di abituarsi a sentire con terminazioni nervose che usiamo poco.
E' stato molto bello e ora sono affamata di nuove superfici da esplorare.
Ci sono state altre cose piacevoli oggi. Ho ripreso in mano la chitarra, ho cercato spartiti nuovi online e ho cantato con tutta la voce che avevo, è liberatorio e mette di buon umore! Poi ho imparato a fare il burro di cocco seguendo un tutorial di saicosatispalmi.org. Non mi immaginavo potesse essere così semplice, bastano acqua e farina di cocco! Cliccate nel link per scoprire la procedura. E' una ricetta polivalente, perché oltre a ricavare il burro si ricavano altri due prodotti:il cocco anidro che si può utilizzare come scrub, e il latte di cocco idratante per la pelle. Così oggi mi sono presa cura del mio corpo con tutte queste cosine.
Ma non è finita qui perché con mia grande sorpresa la nonna oggi è tornata a casa con una piantina di aloe vera regalatale da una collega, e io la stavo cercando da settimane! C'era una foglia rotta, così ho pensato di recuperarla facendo uno shampoo con aloe, ortica e noci del sapone, cliccate qui per la ricetta. Così sono andata a raccogliere un po' di ortica con la nonna intorno a casa! Per essere sicura che fosse proprio ortica l'ho toccata con un dito nella pagina inferiore, ma non succedeva niente, nessun prurito! Neanche la nonna si stava pungendo! Così ho preso una bella foglia e me la sono furbescamente strofinata sulla coscia come prova del nove. Tempo 15 secondi e urlavo dal dolore :D  Bene, era ortica! Quanto abbiamo riso! Se mi fossi ricordata che bruciava così tanto non sarei stata così avventata! Nel frattempo il bruciore aveva colto di sorpresa anche la nonna che credeva di esserne immune! Così ci è venuta in aiuto l'aloe: abbiamo estratto un po' di gel e spalmandolo sulle irritazioni abbiamo ottenuto un sollievo immediato. Che magia la natura, ci offre tutto quello di cui abbiamo bisogno!
Prima di trovare l'ortica però ho scovato una larva di coccinella, me la sono tutta fotografata e poi ho pensato che sarebbe stato bello poterla osservare durante la sua metamorfosi! Così ora è in un barattolo di vetro, chiuso solo con una retina e un elastico, e sta qui affianco a me. Ho creato un microhabitat con foglie di vario genere tra cui quelle delle rose piene di pidocchietti di cui si nutrono le coccinelle! Incrocio le dita!

 
 
E' stato un periodo di grandi cambiamenti, e non mi sentivo mai pronta a tornare nel blog. Oggi è la giornata giusta, perché ho tante cose da raccontarvi.
Mi sono finalmente laureata ma la sensazione di libertà sto iniziato a percepirla soltanto ora: prima sono stata totalmente investita dal trasloco che mi ha stordito, anima e corpo. Mi fa ancora strano dire "laureata", ho sudato così tanto questa parola..
Adesso sto cercando di riposarmi ma in realtà non c'è giorno in cui io stia ferma, sperimento continuamente ricette o nuovi tutorial, tutti legati all'autoproduzione e alla decrescita in generale. Internet è la mia salvezza, potrei osare a definirlo come l'università più bella che ci sia, se si sa come usarla.
La mia decrescita è partita dal libro di Grazia Cacciola, forse meglio conosciuta come Erba Viola : "Scappo dalla città, manuale di downshifting e decrescita". Le prima settimane dopo il trasloco mi sono ritrovata senza internet, ma grazie a questo libro le mie giornate sono state comunque produttive, perché ho imparato a fare il seitan, il latte di soya, il tofu e il gomasio (il sale che non fa male)! Non mi sono ancora cimentata con il pane..A dir la verità ho tentato con la pasta madre ma non avendo avuto modo di confrontarmi circa i dubbi che sono sorti nella preparazione, non mi sono sentita sicura del risultato e ho buttato tutto :(  Ci riproverò!
E' davvero una bella sensazione poter fare colazione con alimenti preparati in casa, a partire dal latte di soya! Ora lo aromatizzo con zucchero di canna grezzo e vaniglia, lo adoro! Mi rende proprio felice sentirmi autonoma e indipendente da gran parte della società (impossibile uscirne del tutto) e questo mi fa capire che è davvero la strada giusta. Non sono mai stata così sicura di qualcosa. Oggi per esempio mi sono arrivati dei cuscini biodegradabili che avevo ordinato la settimana scorsa. Sono imbottiti con pula di farro, è un po' rumorosa ma la gioia che provo nell'aver fatto un gesto utile sia per l'ambiente che per la mia salute passa sopra ogni altra cosa. Credo sia il mio amore per la Natura che mi fa sorridere di fronte alle piccole scomodità che ogni tanto si possono incontrare attuando una vita eco-sostenibile, anche se non è detto che ci siano per forza.